TERAPIA DI COPPIA: Cosa fare se l’altro non è d’accordo

A volte capita che uno dei due partner, magari durante la prima telefonata come primo contatto, ci dica: “Come faccio a convincere il mio partner ad intraprendere una terapia di coppia?”. La risposta è semplice: non lo si può fare! Leviamoci dalla testa che l’altro debba essere “convinto” a partecipare alla terapia di coppia. Se uno dei due partner arriva alla prima seduta persuaso e “trascinato” ma senza condividere la motivazione a mettersi in discussione per raggiungere un migliore benessere di coppia difficilmente sarà possibile avviare una terapia.

Psicologa e Psicoterapeuta Stefania PuchettiPsicologa e Psicoterapeuta Stefania Puchetti 06 Ottobre 2021
TERAPIA DI COPPIA: Cosa fare se l’altro non vuole farla.

Però spesso, anzi quasi sempre, accade che uno dei due partner sia più “motivato”. Vediamo quindi di chiarire alcuni aspetti importanti della terapia di coppia che spesso sono confusi.

Prima di tutto, bisogna “pulire” il campo da alcune erronee immagini che “sporcano” il setting:

  • Le terapeute non sono un giudice chiamate a definire chi ha ragione o chi ha torto rispetto alle incomprensioni: se il partner più restio a partecipare ha quest’idea non sarà disponibile a partecipare alla seduta, dato il rischio di vedere vivisezionate le proprie azioni e i propri pensieri.
  • A meno che non sia necessario, le terapeute e la coppia si vedranno sempre insieme, quindi non ci saranno rischi che uno dica qualcosa senza che l’altro non lo sappia.

Fatte queste premesse, ecco qualche consiglio per creare la giusta motivazione alla terapia di coppia:

  • Cercate di spiegare al partner la vostra sofferenza e i motivi per cui vorreste intraprendere un percorso insieme, senza accuse o minacce. È differente dire, ad esempio, “Vorrei intraprendere una terapia di coppia perché soffro dato che litighiamo sempre”, piuttosto che “Vorrei intraprendere una terapia di coppia perché con te non si può parlare perché ti arrabbi subito!”. Il rischio, se l’altro si sente attaccato e in errore, è che si immagini che questo avverrà anche nella terapia.
  • Chiamateci insieme! Il primo contatto che abbiamo è importante, quindi concordate un momento per telefonarci insieme, usando il vivavoce, così che già nella prima telefonata possiate avere entrambi la possibilità di dire la vostra e nessuno dei due dovrà avere il “compito” di riferire all’altro. In questo modo il “potere” è in mano ad entrambi i partner in ugual modo; la parità nella dimensione di potere è un’ottima base per costruire la fiducia di una relazione terapeutica.
  • Terapia di coppia per stare insieme o per lasciarsi?

    Quasi sempre le coppie che arrivano in terapia le coppie ci chiedono se riusciranno a risolvere i loro problemi e a tornare ad essere felici. L’obiettivo della terapia di coppia, in realtà, non è tanto quello di “salvare” la coppia o di fare in modo che si riesca a separare: lo scopo della terapia è quello di provare a risolvere i problemi della coppia per ritrovare un benessere ed un equilibrio perduto, che questo significhi continuare a stare insieme o lasciarsi non si può dire in partenza.
    Ma c’è un però! Ricorda che se stai pensando di intraprendere una terapia di coppia significa che credi che la tua coppia sia in grado, seppur con un aiuto, di superare la situazione che vi sta mettendo in crisi! È questo il messaggio che deve arrivare all’altro per motivarlo a partecipare: “Aiutami ad aiutarci”.

    Se il vostro partner è particolarmente resistente probabilmente non crede che la coppia sia da salvare e in questo caso, forse, non c’è più molto da fare. Quand’anche riusciste a trascinarlo alla prima seduta, difficilmente riusciremo ad ingaggiarlo in una terapia.

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