Problemi adolescenziali.

Quando un figlio diventa adolescente entra in una fase della vita che gli richiede di attivare notevoli energie per fronteggiare i cambiamenti cognitivi e fisici che sta vivendo; ma, contemporaneamente, tutto questo richiede anche ai genitori un’attivazione sia per sostenere il ragazzo durante questo processo sia per modificare e ridefinire la vita familiare. Potremmo quasi affermare che non è solo il figlio che attraversa la fase dell’adolescenza da solo, ma è tutta la famiglia ad attraversarla!

Psicologa e Psicoterapeuta Ribaldone AlicePsicologa e Psicoterapeuta Ribaldone Alice 21 Marzo 2022
Problemi adolescenziali

Quali sono i principali problemi dell’adolescenza?

Le problematiche che più spesso gli adolescenti presentano sono:

  • autolesionismo e disturbi alimentari
  • difficoltà a scuola (es. abbandono scolastico) o con i pari (es. isolamento)
  • difficoltà emotive, come ansia e rabbia (es. rapporto conflittuale con i genitori)

Che cosa succede durante l’adolescenza?

La fine dell’infanzia porta con sé una serie di cambiamenti rapidi, il corpo cambia fisicamente così come cambiano anche i propri pensieri, che destabilizzano l’equilibrio e la stabilità vissuta fino a quel momento.

Quali sono le fasi dell’adolescenza?

La presenza di questo sviluppo fisico e cognitivo ci permette di suddividere l’adolescenza in tre fasi, determinate appunto dai cambiamenti che il ragazzo sperimenta a livello fisico, psicologico e sociale:

  • fase iniziale (11-13 anni): i cambiamenti fisici si manifestano a grande velocità e l’adolescente vede il suo corpo cambiare rapidamente;
  • fase intermedia (14-17 anni): i cambiamenti a livello fisico si stabilizzano e iniziano quelli a livello psicologico, primo tra tutti il potenziamento della capacità di astrazione; l’adolescente inizia a ricercare la propria identità e ad allontanarsi dai propri genitori alla ricerca di maggiore indipendenza;
  • fase finale (17-21 anni): lo sviluppo fisico e psicologico dell’adolescenza termina e l’adolescente comincia ad avere una visione del futuro e a puntare su obiettivi personali e professionali.

Quanto dura la fase adolescenziale?

Per convenzione si considera l’adolescenza il periodo tra i 10 e i 19 anni, ma a seconda del contesto il range varia sino a riguardare l’arco compreso tra i 9 e 26 anni.
In linea generale, l’adolescenza ha inizio quando l’organismo inizia a rilasciare i primi ormoni che iniziano a trasformare il corpo del bambino, dando l’avvio al periodo di sviluppo puberale e quindi alla preadolescenza.
Rispetto alla fine dell’adolescenza, invece, sembra esserci meno accordo. Per alcuni, l’adolescenza finisce verso i 19 anni, poco dopo il compimento della maggiore età, mentre secondo altri si protrarrebbe fino ai 25 anni circa, per lasciare quindi spazio alla fase del cosiddetto giovane adulto.
Sembrerebbe quindi che non si possa considerare l’aspetto biologico e fisico per attestare la fine dell’adolescenza; lo sviluppo fisico in effetti non si arresta in modo improvviso a 18 anni e le trasformazioni sociali, insieme a una maggiore aspettativa di vita, hanno posticipato l’ingresso nell’età adulta e nel mondo del lavoro, dilatando anche la fase adolescenziale.
Potremmo dire, a grandi linee, che l’adolescenza si conclude quando la persona acquisisce un sufficiente grado di stabilità e maturità da potersi considerare autonoma e indipendente da un punto di vista emotivo e/o fisico.
Ad esempio, un ragazzo di 20 anni in grado di gestirsi in autonomia il suo mondo universitario, fatto di esami, scadenze, documenti da consegnare, e il suo modo relazionale, interfacciandosi con professori universitari, commessi dei negozi e partner di coppia, possiamo considerarlo sufficientemente adulto.

Che cosa provoca disagio dell adolescente?

L’ingresso nell’adolescenza, oltre ai cambiamenti fisici e psicologici, comporta anche alcuni compiti evolutivi che il ragazzo deve risolvere per crescere. L’adolescenza, infatti, è la fase del ciclo di vita in cui ci è richiesto, più che nelle altre fasi di sviluppo, di definirci rispetto alla nostra identità, mettendo le basi per i futuri adulti che saremo.
Questo, a volte complesso, compito evolutivo unito ai cambiamenti cognitivi e fisici rendono l’adolescenza uno dei periodi più complicati della vita di tutti, o quasi, in cui i problemi adolescenziali sono all’ordine del giorno.

L’adolescente, infatti, non si riconosce nel suo stesso corpo e deve trovare nuovi punti di riferimento al di fuori della famiglia, spesso ribellandosi alle regole; sperimenta una vera e propria crisi di identità, non riconoscendosi più nel bambino che è stato e non sapendo ancora che adulto sarà. In questa fase intermedia fra l’infanzia e l’età adulta, quindi, l’adolescente può soffrire di bassa autostima, senso di inferiorità rispetto ai coetanei, aggressività, ansia, cambi d’umore e scarsa tolleranza verso l’autorità.

Come superare una crisi adolescenziale?

All’interno di questo quadro incerto e talvolta angosciante si colloca la crisi adolescenziale tanto temuta dai genitori che vedono il proprio figlio crescere e trasformarsi dal loro dolce bambino al “mostruoso” adolescente.
Per cercare di sopravvivere insieme a questa fase di vita familiare è importante tenere a mente che entrambi, genitori e figli, stanno vivendo, seppure da punti di vista differenti, le medesime paure e incertezze. Spesso i genitori temono di non sapere cosa fare per aiutare il proprio figlio, ma neanche il figlio sa di cosa ha bisogno! I genitori non lo riconoscono quasi più, ma neanche lui si riconosce!
Questa incertezza sperimentata sia dai genitori sia dal figlio è legata ad una caratteristica intrinseca e fondamentale dell’adolescenza: l’ambivalenza!

Perché l’adolescenza è un’età difficile?

L’ambivalenza caratteristica di questa fase di vita è proprio quell’elemento che rende l’adolescenza un’età così complessa!
Con la sua crescita un po’ a “scatti” e un po’ tentennante, infatti, l’adolescente porta dentro di sé l’ambivalenza tra il mondo infantile da poco abbandonato e il mondo adulto non ancora raggiunto. L’adolescente sa di non essere più un bambino ma sa anche di non essere ancora un adulto, un po’ come il cane lupo Balto del famoso cartone animato degli anni ‘90 che affermava “non è cane, non è lupo, sa solo quello che non è”.
Questa ambivalenza fa sì che l’adolescente sperimenti alcune dimensioni tipiche dell’infanzia e alcune dell’età adulta, passando dall’una all’altra anche nel giro di poche ore. Può richiedere affetto e coccole come quando era bambino, ma non accettarle un attimo dopo (soprattutto se non le ha richieste), oppure può richiedere maggiore autonomia chiedendo di tornare più tardi alla sera, ma poi non voler chiamare la pizzeria per ordinare per sé e gli amici.

Questo slittamento da un mondo all’altro spesso confonde e frustra parecchio i genitori che sperimentano un vissuto di inadeguatezza e di incertezza perché, letteralmente, non sanno più come prendere il proprio figlio, un attimo prima fa il bambino e un attimo dopo fa l’adulto.
Per questo ci teniamo a specificare, che i problemi adolescenziali non riguardano solo il ragazzo, ma tutta la famiglia! Il superamento di questa fase richiede ai genitori proprio di tollerare questa ambivalenza, dal momento che l’adolescente ha bisogno di poter ritornare alle modalità e funzionamenti conosciuti (quelli infantili) per potersi sperimentare in modalità e funzionamenti sconosciuti (quelli adulti). La dinamica ricorda un po’ quella delle macchinine che per farle partire bisognava “caricarle” facendole scivolare all’indietro, avete presente?

Quali sono i disagi degli adolescenti?

Può succedere che un adolescente possa fare più fatica a districarsi tra i cambiamenti e i compiti evolutivi della fase che sta attraversando.
Se la maggiore fatica si trasforma in sofferenza, l’adolescente ha la tendenza a comunicarcelo attraverso il suo corpo, strumento per lui più facilmente accessibile dato che la mentalizzazione ancora non è completamente alla sua portata, oppure attraverso difficoltà in ambiti e contesti di vita che così assumono il significato di un campanello di allarme.

Come aiutare l’adolescente?

Aiutare un adolescente vuol dire prima di tutto capirlo nei significati specifici dell’età che sta attraversando (di cui abbiamo parlato in questo articolo), ma anche aiutarlo a capirsi perchè, ricordiamolo, lui per primo è confuso rispetto a tutto il “subbuglio” che sta attraversando!

Come faccio a capire un adolescente?

La possibilità di capire ed aiutare il proprio figlio a superare le sfide e i problemi dell’adolescenza, parte innanzitutto dalla capacità di ascoltarlo e tollerarlo nelle sue incertezze e ambivalenze, passa attraverso un ascolto attento e autentico, l’ascolto del “come stai” e non del temuto “come è andata a scuola” e si realizza fermandosi, sostando, impiegando del tempo nel sentire le sue risposte e immaginando i significati che stanno all’interno delle “stranezze” che mette in atto l’adolescente.

Quando un figlio ti dice che ti odia?

Il “Ti odio!” urlato dall’adolescente in faccia al genitore (doloroso per l’adulto che lo riceve ma anche per il ragazzo che lo pronuncia, teniamolo a mente!) in realtà non mette in alcun modo in dubbio l’affetto del figlio, ma assume il significato della ricerca di autonomia e indipendenza tipica di questa fase di vita. L’adolecente, infatti, per diventare adulto, deve mettere “in crisi” e far scendere dal piedistallo i suoi adulti di riferimento come fonte della sua sopravvivenza materiale ed emotiva, altrimenti il rischio è che non riesca a diventare lui stesso un adulto! Per la buona riuscita di questa dinamica, inoltre, l’adulto non deve sentirsi minacciato e “distrutto” dalle sue parole e azioni, altrimenti l’adolescente farà esperienza che non può diventare adulto perché nel farlo ha “distrutto” i propri genitori!

Come affrontare i problemi adolescenziali?

In conclusione, vogliamo fornirvi un piccolo vademecum (sicuramente non esaustivo dell’argomento) nella speranza che possa rassicurare e aiutare i genitori e che possa essere utile per comprendere e ricordare alcuni dei meccanismi che stanno alla base dell’adolescenza:

  • nessun genitore parte da zero: non dimenticatevi che negli anni dell’infanzia di vostro figlio avete già costruito un percorso educativo, stabilendo consuetudini, modelli e credenze che adesso orientano l’adolescente, per prove ed errori;
  • non è colpa degli ormoni (o perlomeno non del tutto): tenete a mente che un adolescente è spesso alla ricerca di una gratificazione immediata e ha uno scarso controllo degli impulsi, perciò per lui sono poco importanti le conseguenze delle azioni. Ed è proprio lì che dovete intervenire e vigilare, regolando il pensiero riflessivo di vostro figlio, insegnandogli a riflettere e pensare sulle proprie azioni, emozioni e sensazioni;
  • non bisogna lasciare l’adolescente solo nel decidere: anche se spesso sembra comportarsi come un adulto, non bisogna dimenticare che è contemporaneamente anche un bambino! Per cui non dovete credere che sia come un adulto e trattarlo come tale! Ma dovete fornirgli regole, limiti e aspettative educative affinché impari a regolamentarsi nella vita e di fronte alle difficoltà;
  • non lasciarsi andare al lassismo: è vero che prima o poi l’adolescenza passerà, ma con quali conseguenze? L’atteggiamento educativo lassista, discontinuo, poco presente può far pensare ad un adolescente che gli è permesso tutto e renderlo troppo vulnerabile alle difficoltà, per le quali invece deve essere corazzato. Il ruolo del genitore è di vegliare su di lui con sguardo amorevole;
  • sottoporlo a più esperienze: i genitori dovrebbero fornire al figlio adolescente stimoli molteplici e differenziati, dal momento che l’esperienza modella il cervello in modo positivo; quindi, per la crescita dell’adolescente è meglio praticare più attività diverse che iperspecializzarsi in qualcosa;
  • avere pazienza con i loro comportamenti “bizzarri”: spesso l’adolescente sembra dire o fare cose “bizzarre”, ma questo è normale e legato all’organizzazione del cervello, perciò è bene portare pazienza sapendo che è un fenomeno specifico dell’età. Ricordate che aver seminato proposte educative, stimoli, conversazioni con i figli, libri e film porterà sicuramente risultati;
  • quello che dice, non sempre vale: se è arrabbiato, la sua parte emotiva dice delle cose che la parte cognitiva non conosce, perciò, in balia delle emozioni, l’adolescente potrebbe dire le peggiori cose se preso dall’ira, salvo poi cinque minuti dopo chiedere delle coccole.

Ricordatevi che potete sempre rivolgervi ad un professionista, esperto di adolescenza, per capire meglio, attraverso un percorso di psicoterapia per adolescenti, la questione e risolvere difficoltà e problemi tipici di questa età.

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