Disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD)

Come capire se il mio bambino soffre di ADHD? Come aiutare un bambino con disturbi dell'attenzione?
Queste sono solo due delle frequenti domande che spesso genitori ed insegnanti che si trovano a dover “gestire” un bambino con difficoltà di attenzione ed iperattività si pongono. In questo articolo proveremo a trattare di questo complesso disturbo, cercando di rispondere alle domande più frequenti.

Psicologa e Psicoterapeuta Ribaldone AlicePsicologa e Psicoterapeuta Ribaldone Alice 04 Aprile 2022
ADHD

Cos’è il disturbo da deficit di attenzione e iperattività

L’espressione “disturbo da deficit dell’attenzione e dell’iperattività“, introdotta nel 1980 all’interno del Manuale Diagnostico DSM-III, intende descrivere aspetti problematici riguardanti l’area comportamentale e cognitiva, con significative ripercussioni negative anche sul piano degli apprendimenti scolastici. Può rientrare, come i DSA, all’interno della categoria Bisogni Educativi Speciali.

Cosa significa ADHD?

La sigla ADHD risponde all’espressione inglese “Attention Deficit/Hyperactivity Disorder”. Il Disturbo di Deficit di Attenzione e Iperattività (DDAI in italiano o ADHD in inglese) è un’etichetta diagnostica utilizzata per descrivere bambini che presentano problemi di attenzione, impulsività e iperattività, in associazione con altri sintomi e in vari contesti, come a casa e a scuola.
Si tratta di una sindrome legata all’autocontrollo, che si caratterizza per l’incapacità di mantenere l’attenzione e la concentrazione per un periodo di tempo prolungato e per la significativa impulsività ed iperattività. Questo disturbo riguarda la sfera comportamentale in quanto il bambino o il ragazzo non riesce a regolare il proprio comportamento in maniera adeguata in funzione del tempo, dell’ambiente o degli obiettivi richiesti ed appropriati a tale contesto.

Disturbo dell’attenzione e iperattività cause

Le cause dei disturbi dell’attenzione e dell’iperattività sono multifattoriali; infatti, possono essere di natura:

  • genetica
  • neurobiologica
  • ambientale

Rispetto alle cause genetiche, alcuni studi di genetica condotti su bambini con disturbo dell’attenzione e dell’iperattività hanno evidenziato l’esistenza di un’associazione tra l’ADHD e alcuni geni. Ad esempio, una delle cause di questo disturbo sembra essere dovuta ad un’alterazione nel gene responsabile della produzione di un neurotrasmettitore, la dopamina, responsabile del passaggio di informazioni tra neuroni, e che per questo è alla base di molti processi cognitivi, tra cui l’attenzione e la memoria. Nonostante le evidenze scientifiche non siano ancora consistenti, la maggior parte dei farmaci utilizzati per curare l’ADHD si basa sull’aumento della produzione e dell’efficacia dell’attività della dopamina nella comunicazione tra neuroni, aiutando così il paziente a prestare maggiore attenzione.
Le cause di natura neurobiologica che possono causare la comparsa dell’ADHD riguardano possibili difetti nella struttura e nel funzionamento della parte frontale della corteccia cerebrale, responsabile di processi cognitivi primari come l’attenzione, il controllo inibitorio, la pianificazione e l’organizzazione dei comportamenti. I deficit strutturali possono poi interessare anche la regione cerebrale che regola le emozioni; infatti i bambini che soffrono di questo disturbo spesso fanno molto fatica anche nella regolazione delle proprie emozioni.
Esistono, inoltre, alcune cause di natura ambientale che sembrano essere associate all’ADHD, in particolare dei fattori di rischio prenatali, che ovviamente non causano in maniera diretta questo disturbo ma possono favorirne l’insorgenza. Alcuni di questi fattori sono:

  • assunzione di alcool o droga in gravidanza
  • esposizione prolungata al fumo di sigaretta
  • ipertensione
  • complicanze durante il parto
  • nascita pretermine
  • basso peso alla nascita

Infine, altri studi hanno evidenziato che esiste una familiarità del disturbo: un bambino affetto da ADHD ha 4 volte più probabilità di avere un parente con la stessa malattia oppure un terzo dei padri che soffrono di ADHD ha un figlio con lo stesso disturbo.

L’ADHD, le cui cause abbiamo detto essere principalmente neurobiologiche, si può spesso manifestare anche associata ad uno o più disturbi dell’età evolutiva, come ad esempio disturbi specifici dell’apprendimento, disturbi d’ansia, disturbi dell’umore, disturbo oppositivo-provocatorio o ad altre problematiche. Tale sindrome, infatti, genera problemi di apprendimento, di pianificazione e di socializzazione con i coetanei.

Quali sono i sintomi del deficit di attenzione ed iperattività

I sintomi dell’ADHD devono essere presenti prima dei 7 anni e mantenersi per almeno 6 mesi per poter diagnosticare questo disturbo. I principali sintomi sono:

  • Agitazione frequente che si dimostra con movimenti di mani e piedi
  • Difficoltà a stare seduti quando la situazione lo richiede, come ad esempio in classe
  • Facile distrazione a causa di stimoli esterni alla situazione
  • Mancanza o carenza di attenzione e difficoltà nel mantenere la concentra durante compiti o attività ludiche
  • Difficoltà a mantenere i turni nei giochi o nelle situazioni di gruppo
  • Difficoltà nel giocare con tranquillità
  • Tendenza a rispondere in modo impulsivo prima che la domanda sia conclusa
  • Difficoltà ad ascoltare e a seguire le istruzioni (difficoltà non causata da una non comprensione)
  • Tendenza a passare frequentemente da un’attività all’altra, lasciandole incomplete
  • Eloquio eccessivo
  • Tendenza ad interrompere o ad introdursi nelle attività di altri bambini
  • Tendenza a perdere il materiale scolastico o altri oggetti personali
  • Difficoltà a percepire il senso del pericolo e tendenza a mettere in atto cose pericolose senza pensarci

Che significa essere un bambino iperattivo?

I bambini iperattivi si comportano in maniera molto impulsiva e agiscono prima di pensare. Hanno difficoltà a concentrarsi in una sola attività e spesso passano da una cosa all’altra, senza terminare i progetti che iniziano. Molti di questi bambini non riescono a fare la cosa che gli viene richiesta per un tempo prolungato, se tale attività richiede attenzione e sforzo durante un lungo periodo. Sembrano avere un livello di energia straordinariamente alto. Dal punto di vista sociale non passano inosservati e richiedono attenzioni e gratificazioni.

Come riconoscere il deficit di attenzione e iperattività?

Secondo alcuni studiosi, la carenza fondamentale che caratterizza il disturbo riguarda l’autoregolazione che si esprime attraverso forme comportamentali ma che coinvolge anche diverse sfere cognitive. Chi soffre di questo disturbo manifesta:

  • scarsa iniziativa e controllo delle situazioni
  • difficoltà a portare a termine i compiti
  • scarsa capacità di organizzazione
  • difficoltà nelle funzioni esecutive (tra cui attenzione, pianificazione)
  • inibizione di risposte adeguate alla situazione
  • difficoltà nel rappresentare mentalmente un obiettivo

Inoltre questo disturbo comporta anche grosse problematiche relazionali per il bambino sia nei confronti dei genitori, sia nei confronti degli altri bambini e degli insegnanti: spesso capita che non venga compreso o non riesca egli stesso a farsi capire e che venga isolato. Molto spesso sono proprio queste incapacità relazionali a portare allo sviluppo di altri disturbi o tic, come forme d’ansia, depressione, ritardi nell’apprendimento e difficoltà nel linguaggio.

Quanto dura ADHD?

La sindrome di adhd non è un disturbo che sparisce nel tempo; di disturbo dell’attenzione e dell’iperattività non soffrono, infatti, solamente bambini e ragazzi ma anche gli adulti: più di due terzi dei pazienti a cui è stato diagnosticato questo disturbo in età infantile, continua a presentare i sintomi anche in età adulta con conseguenze nella vita famigliare, di coppia e lavorativa.

Disturbo dell’attenzione e dell’iperattività diagnosi

Secondo il DSM-IV-TR, per poter formulare una diagnosi di ADHD, un bambino deve presentare almeno sei sintomi per un minimo di sei mesi e in almeno due contesti di vita; inoltre, è necessario che tali manifestazioni siano presenti prima dei 7 anni di età e soprattutto che compromettano il rendimento scolastico e/o sociale.

Quante tipologie di ADHD esistono?

Le dimensioni di disattenzione e iperattività sono considerate distinte, quindi è possibile formulare diverse diagnosi in base a quali sintomi, tra quelli di disattenzione e quelli di iperattività-impulsività, sono manifestati dal bambino.
Quindi, le possibili diagnosi di ADHD possono essere:

  • diagnosi di ADHD – sottotipo disattento se un individuo presenta esclusivamente sintomi di disattenzione;
  • diagnosi di ADHD – sottotipo iperattivo-impulsivo se presenta esclusivamente sintomi di iperattività-impulsività;
  • diagnosi di ADHD – sottotipo combinato, se la persona presenta entrambe le problematiche si pone.

Chi diagnostica disturbo dell’attenzione?

Questa sindrome deve essere diagnosticata da un professionista, anzi meglio da un’équipe di professionisti, tra cui lo psicologo, che effettua la valutazione neuropsicologica del bambino e fa un’ipotesi diagnostica, e il neuropsichiatra infantile, che conferma eventualmente la diagnosi.

ADHD cura. Come curare e chi cura il disturbo dell’attenzione nei bambini?

Per curare la sindrome da deficit di attenzione e iperattività si possono utilizzare due tipologie di trattamento: i trattamenti farmacologici e quelli non-farmacologici.
I trattamenti farmacologici sono indicati per curare i casi più difficili, di elevata gravità e quando vi è una grave compromissione della vita quotidiana attribuibile al disturbo: in questi casi, il farmaco prescritto da un medico, neuropsichiatra infantile, andrà ad agire direttamente sulla funzionalità del cervello.
I trattamenti di tipo non farmacologico, invece, sono eseguiti da uno psicologo o psicoterapeuta esperto in disturbi evolutivi, e si basano su un intervento multifattoriale, poiché mirano al coinvolgimento di tutte le persone coinvolte nel disturbo:

  • i bambini, tramite attività di potenziamento delle funzioni esecutive carenti e di contenimento e sostegno emotivo;
  • i genitori, attraverso attività di parent training, finalizzate ad insegnare tecniche di gestione del disturbo, e il sostegno alla genitorialità, finalizzato a supportare i genitori anche da un punto di vista più emotivo;
  • gli insegnanti, con i quali confrontarsi per poter condividere insieme strategie di intervento utili anche nel contesto scolastico.

Come agire in caso di disturbo dell’attenzione?

La tempestiva presa in carico di un bambino con ADHD in età di scuola primaria favorisce la prevenzione di disturbi psichiatrici in età adolescenziale e adulta. Per far sì che ciò accada è fondamentale la presenza di una sinergia tra scuola, famiglia e clinica, si dovrebbe instaurare un lavoro di rete, coinvolgendo il bambino e le persone accanto a lui, che punti a migliorare sia la situazione sintomatologica sia la qualità di vita in generale.

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