Disturbo specifico dell’apprendimento (DSA).

Il disturbo specifico di apprendimento (DSA) è un deficit o un danno neurobiologico che rende difficile l’acquisizione di alcuni automatismi legati a specifiche abilità scolastiche e che compromette, di conseguenza, le capacità di apprendimento e rendimento scolastico dell’alunno. Si tratta di disturbi non riconducibili a un ritardo cognitivo o a difficoltà emotive.

Psicologa e Psicoterapeuta Ribaldone AlicePsicologa e Psicoterapeuta Ribaldone Alice 28 Febbrario 2022
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Molto spesso (forse troppo) di fronte ad uno scarso rendimento scolastico si parla subito di disturbo dell’apprendimento o dislessia (cioè il disturbo specifico a cui il senso comune riconduce tutti gli altri disturbi). Le cose nella realtà non stanno proprio così e genitori e insegnanti possono trovarsi in difficoltà a capire le reali difficoltà di bambini e ragazzi. È importante, quindi, conoscere con chiarezza le differenze esistenti fra una difficoltà di apprendimento e un disturbo specifico.
Molte sono le domande che genitori e insegnanti si pongono in merito a questa tematica. In questo articolo cercheremo di rispondere a quelle più frequenti.

Che cosa e quali sono le difficoltà di apprendimento

Con il termine “difficoltà di apprendimento” si fa riferimento a qualsiasi difficoltà scolastica incontrata da uno studente. Queste difficoltà scolastiche sono di tanti tipi diversi e spesso non sono conseguenza di una causa specifica ma sono dovute a diversi fattori che riguardano sia lo studente sia i contesti in cui viene a trovarsi (scolastico, familiare, sociale o culturale).
Le difficoltà di apprendimento nei bambini a scuola spesso vengono confuse con un disturbo dell’apprendimento, perché a volte possono anche accompagnare tali disturbi nel ruolo di sintomi minori e non sempre evidenziabili a scuola. I bambini possono, infatti, presentare incertezze linguistiche, motorie, spaziali e temporali. Ad esempio possono avere difficoltà nella memoria, come ricordare i mesi dell’anno, i nomi delle città e i numeri, o nello stimare le distanze tra due luoghi; fanno fatica ad imparare a leggere l’orologio, ad allacciarsi le scarpe, o possono non eccellere negli sport che richiedono un’elevata coordinazione. Tuttavia, considerato da solo, nessuno di questi sintomi può essere interpretato come un disturbo dell’apprendimento.

Le cause delle difficoltà di apprendimento

I problemi scolastici possono essere ricondotti a fattori quali la scarsa motivazione da parte dello studente, l’ambiente di provenienza privo di stimoli adeguati, una scuola che non è in grado di prendersi carico dei problemi dei suoi alunni e una didattica inefficace. Infine, anche aspetti come la scarsa autostima, la frustrazione e la rabbia accumulate che spesso sfociano in aggressività, possono incidere significativamente sulla comparsa di un disturbo specifico.

Qual è l’origine o il motivo delle difficoltà di apprendimento?

Sulle problematiche scolastiche possono incidere anche difficoltà relazionali relative alla sfera psico-affettiva, spesso bambini isolati, ritirati in sé, eccessivamente dipendenti o passivi possono essere maggiormente soggetti a problemi nell’apprendimento. Anche l’ambito familiare degli alunni può creare notevoli difficoltà: famiglie disgregate o trascuranti, episodi di maltrattamento e abuso, lutti e carcerazioni, accanto a problematiche sociali ed economiche, come povertà, deprivazione culturale e difficoltà lavorative, possono incidere negativamente sul benessere del bambino e sulle sue capacità scolastiche.
In sintesi, le ragioni per cui uno studente può fallire a scuola, e quindi manifestare una difficoltà scolastica, sono molteplici e riconducibili a delle tipicità individuali, come:

  • Condizione di handicap (mentale, sensoriale, multiplo);
  • Disturbo specifico di apprendimento (DSA);
  • Disturbi specifici collegati: disturbo di attenzione e iperattività (DDAI) e altre problematiche evolutive importanti, come l’autismo ad alto
    funzionamento, disturbi del comportamento, problematiche emotive gravi, ecc;
  • Svantaggio socio-culturale grave, che comprende condizioni di deprivazione precoce, appartenenza a gruppi svantaggiati o stranieri;
  • Difficoltà in altre aree scolastiche rilevanti, come la lingua straniera, aspetti
    avanzati dell’apprendimento matematico, le abilità trasversali di studio, ecc.

Che cos’è il disturbo di apprendimento

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono chiamati con l’acronimo DSA che indica:

  • Disturbo: il disturbo non è una malattia ma un’alterazione di una particolare funzione;
  • Specifico: riguarda specifiche abilità e non l’intelligenza della persona;
  • Apprendimento: coinvolge abilità di apprendimento scolastico come lettura, scrittura e calcolo.

I DSA si presentano in bambini e ragazzi con un deficit o un danno neurobiologico che rende difficile l’acquisizione di alcuni automatismi legati a specifiche abilità scolastiche e che compromette, di conseguenza, le capacità di apprendimento e rendimento scolastico dell’alunno. Si tratta di disturbi non riconducibili ad altre condizioni patologiche, ritardo cognitivo o difficoltà emotive. Per esempio, una difficoltà nella lettura può essere ricondotta a disturbi della discriminazione visiva, della simbolizzazione o dell’eloquio, rispetto ai quali, però, il leggere male è secondario o derivato. Un disturbo specifico, invece, (nel caso in questione la dislessia), può essere diagnosticato se la cattiva lettura avviene in assenza di altre patologie che la determinino.

Quali sono le caratteristiche dei DSA?

I DSA hanno tre principali caratteristiche; essi sono:

  • specifici
  • innati
  • resistenti al cambiamento

Qual è la differenza tra difficoltà di apprendimento e disturbo dell’apprendimento?

In sintesi, le difficoltà d’apprendimento individuano un disturbo generalizzato presente in più aree disciplinari, mentre i disturbi di apprendimento scolastico si manifestano in specifici settori (scrittura, lettura e calcolo). Inoltre, la semplice difficoltà può manifestarsi in momenti diversi della crescita ed avere cause diverse (ad esempio la separazione dei genitori, che può portare il bambino ad attraversare un periodo di momentanee difficoltà scolastiche); si tratta, quindi, di una condizione temporanea.

Il disturbo è invece innato, in quanto caratteristica neurobiologica dell’individuo, per cui si ha un disturbo dell’apprendimento già dalla nascita, anche se esso si manifesta solo con l’ingresso a scuola; infine è una problematica resistente al trattamento, in quanto le problematiche possono ridursi ma non estinguersi.

È necessario avere ben chiara la differenza tra difficoltà di apprendimento e disturbo specifico, in primo luogo perché gli interventi da attuare, in un caso o nell’altro, sono molto diversi. In secondo luogo, data la tendenza attuale ad etichettare come “dislessico” qualsiasi bambino con problemi scolastici, è fondamentale, soprattutto da parte della scuola, evitare tali inutili stigmatizzazioni, le quali non solo non aiutano gli alunni ma, al contrario, li fanno sentire prigionieri di un etichetta che spesso non li rappresenta neanche.

DSA o Disturbi Specifici dell’Apprendimento

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono un’importante categoria di Bisogni Educativi Speciali (categoria in cui rientrano diverse forme di difficoltà nell’apprendimento e nello sviluppo), i quali comportano, in generale, gravi difficoltà nelle aree principali di apprendimento quali la lettura, la scrittura e il calcolo, in assenza di altri fattori fisici, emotivo-affettivi e ambientali. Questi disturbi coinvolgono, quindi, uno specifico dominio di abilità, lasciando intatto il funzionamento intellettivo generale.

Cosa sono i disturbi specifici dell’apprendimento?

Che significa un bambino DSA?

I DSA si caratterizzano proprio per la loro specificità, quindi non sono da confondere con i disturbi aspecifici (o non specifici) dell’apprendimento.
Il Disturbo Aspecifico di Apprendimento riguarda difficoltà di apprendimento collegate a capacità cognitive al di sotto della media e/o a problematiche di diverso tipo, come patologie sensoriali ( sordità o forti difficoltà visive), neurologiche (epilessia); genetiche (sindrome di Down o di Williams), organiche (ipotiroidismo), psicologiche (disturbi psicopatologici). In queste situazioni le difficoltà sono spesso generalizzate (anche nei processi di ragionamento logico), quindi non riguardano solo le competenze in lettura, scrittura e calcolo. Spesso le capacità cognitive del bambino sono inferiori alla media prevista per la sua età, anche se non necessariamente rientrino nella fascia al di sotto o ai limiti della media e, quindi, nel ritardo cognitivo. Anche nel ritardo cognitivo sono presenti difficoltà di apprendimento, che però sono la conseguenza del ritardo stesso.

Tipi di disturbi di apprendimento: DSA quali sono

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento vengono suddivisi in diversi tipi sulla base del deficit funzionale di apprendimento, cioè dell’abilità interessata dal disturbo. Ricordiamo che le abilità coinvolte in tali disturbi sono quindi la lettura, la scrittura e la capacità di fare calcoli.

Quanti e quali tipi di disturbi dell’apprendimento esistono?

All’interno dei DSA vengono, quindi, comunemente distinte, le seguenti condizioni cliniche:

  • Dislessia, disturbo nella lettura (intesa come abilità di decodifica del testo), un disturbo specifico che si manifesta con una difficoltà nell’imparare a leggere, in particolare nella decifrazione dei segni linguistici, ovvero nella correttezza e nella rapidità della lettura;
  • Disortografia, disturbo nella scrittura (intesa come abilità di codifica fonografica e competenza ortografica), ovvero un disturbo specifico di scrittura che riguarda la componente linguistica di transcodifica.
  • Disgrafia, disturbo nella grafia (intesa come abilità grafo-motoria) ovvero un disturbo specifico di scrittura che riguarda la componente motoria.
  • Discalculia, disturbo nelle abilità di numero e di calcolo (intese come capacità di comprendere e operare con i numeri); esso si manifesta con una difficoltà negli automatismi del calcolo e dell’elaborazione dei numeri.

Disturbo dell’Apprendimento Non Verbale. Cos’è?

Un altro disturbo dell’apprendimento che negli ultimi anni ha suscitato un forte interesse in ambito scientifico per le sue caratteristiche cliniche e le sue conseguenze funzionali è il Disturbo dell’Apprendimento Non Verbale (DANV). Questo è caratterizzato da cadute specifiche nei compiti di natura non verbale, i quali richiedono l’elaborazione cognitiva di informazioni visive e spaziali. Il profilo cognitivo risultante presenta, quindi, una discrepanza tra adeguate abilità verbali e insufficienti abilità non verbali. I bambini con un disturbo dell’apprendimento non verbale hanno difficoltà nei compiti di tipo visuo-spaziale e pratico-costruttivo, le quali possono incidere sulle prestazioni in materie come matematica e geometria. Per questo motivo, è necessaria un’attenzione particolare in ambito scolastico verso questo disturbo al fine di attivare eventuali percorsi e strumenti di aiuto.
La principale difficoltà comune a tutti i disturbi dell’apprendimento nei bambini riguarda l’automatizzazione delle procedure. Per la lettura, si tratta di decodificare in modo automatico e corretto il testo scritto (grafema) in linguaggio orale (fonema); per la scrittura riguarda il processo inverso, quindi il trasformare il linguaggio verbale in testo scritto, tenendo conto delle regole linguistiche; per il calcolo, infine, l’automatismo interessa il saper operare in modo rapido e corretto rispettando gli algoritmi procedurali.

Disturbi dell’apprendimento cause

Le cause dei disturbi dell’apprendimento nel bambino sono molteplici, nel senso che la comunità scientifica è d’accordo con un’eziologia multisettoriale e multidimensionale. Sicuramente alla base vi è un’origine neurobiologica, in quanto i DSA sono conseguenza di un deficit o un danno neurobiologico che rende difficile l’acquisizione di alcuni automatismi legati a specifiche abilità scolastiche e che compromette le capacità di apprendimento.

A cosa sono dovuti i disturbi specifici dell’apprendimento?

Vi sono poi altri fattori da tenere in considerazione nell’individuare le cause di un disturbo specifico, come la familiarità che può determinare la comparsa e lo sviluppo di questi disturbi nel bambino: per questa ragione al momento della diagnosi si tiene conto della presenza di altri casi di DSA nel nucleo familiare. Anche la presenza di un disturbo del linguaggio pregresso può essere un fattore di rischio per l’insorgenza di un disturbo dell’apprendimento. Sembra esserci quindi un’interazione tra variabili genetiche e ambientali.

Che differenza c’è tra Bisogno Educativo Speciale (BES) e DSA?

​​L’espressione di Bisogno Educativo Speciale, conosciuta con l’acronimo BES, include e rappresenta varie forme di difficoltà nell’apprendimento e nello sviluppo. All’interno della categoria BES rientrano anche i disturbi specifici dell’apprendimento.
Un BES, quindi, è qualsiasi difficoltà in età evolutiva in ambito educativo- apprenditivo che comporti un ostacolo all’apprendimento e che necessita di educazione speciale individualizzata finalizzata all’inclusione finalizzata all’inclusione scolastica. Ogni alunno può mostrare un Bisogno Educativo Speciale ad un certo punto della sua carriera scolastica, anche solo per un determinato periodo. Si tratta di un concetto pedagogico, non clinico, poiché indica una condizione di difficoltà che dà diritto a un intervento, da parte della scuola, di tipo personalizzato, che si può concretizzare e formalizzare in un Piano Didattico Personalizzato (PDP) e nell’utilizzo di strumenti compensativi e misure dispensative, che tengono conto delle difficoltà dello studente in difficoltà. L’obiettivo principale della stesura di un PDP è permettere ad ogni bambino di partecipare all’attività didattica della propria classe per acquisire le conoscenze e le competenze previste per la sua età, ottenendo un livello soddisfacente di prestazioni negli apprendimenti relativi a lettura, scrittura e calcolo. Verso bambini in difficoltà è necessaria un’attenzione mirata al fine di predisporre una didattica che consenta loro di partecipare alla vita della classe e di apprendere come compagni.

Disturbi dell’apprendimento diagnosi

Con “Disturbo Specifico dell’Apprendimento” si fa riferimento ad una ben precisa categoria diagnostica dal punto di vista clinico e scientifico, identificata da precisi criteri oggettivi e valutabili. Per quanto riguarda la classificazione dei disturbi specifici di apprendimento, bisogna far riferimento al DSM-V (ultima versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali), in cui le diverse tipologie di Disturbo Specifico di Apprendimento sono riunite all’interno di un’unica categoria.
Si avrà, quindi, diagnosi di DSA con:

  • compromissione della lettura, specificando se nell’accuratezza della lettura di parole, nella velocità o fluenza, o nella comprensione del testo;
  • compromissione dell’espressione scritta, specificando se nell’accuratezza dello spelling, nella grammatica e nella punteggiatura, o nella chiarezza e organizzazione dell’espressione scritta;
  • compromissione del calcolo, specificando se nel concetto di numero, nella memorizzazione di fatti aritmetici, nel calcolo accurato o fluente, o nel ragionamento matematico corretto.

Come diagnosticare disturbi di apprendimento?

Secondo il DSM-V, vi sono tre criteri per diagnosticare un Disturbo Specifico dell’Apprendimento:

  • Criterio A: la difficoltà nell’apprendere e usare abilità scolastiche deve persistere da almeno 6 mesi;
  • Criterio B: il livello raggiunto nelle abilità scolastiche carenti è al di sotto di quello che ci si aspetta data l’età cronologica e interferisce in modo significativo con prestazioni scolastiche o di vita quotidiana;
  • Criterio C: le difficoltà d’apprendimento iniziano nell’età scolare ma potrebbero manifestarsi in modo chiaro solo quando le richieste scolastiche che coinvolgono le abilità carenti vanno oltre un certo livello di capacità individuale.

Per porre diagnosi di Disturbo Specifico dell’Apprendimento è necessario siano soddisfatti i seguenti criteri di inclusione:

  • Intelligenza nella norma (QI > 85) e conseguente criterio della discrepanza, cioè l’inatteso divario tra il livello intellettivo complessivo (comunemente chiamato “intelligenza”) e la riuscita negli apprendimenti di base.
  • Assenza di disturbi neurologici, sensoriali e psichiatrici
  • Abilità in lettura e/o scrittura e/o calcolo inferiori a due deviazioni standard (-2 D.S.) dalla media o inferiori al 5° percentile (<5° P) dei coetanei.
  • Chi diagnostica i disturbi dell’apprendimento?

    La diagnosi del disturbo specifico dell’apprendimento deve essere eseguita da un professionista attraverso una valutazione oggettiva delle abilità scolastiche del bambino. Normalmente si effettua una valutazione neuropsicologica, cioè una stima dell’effettivo funzionamento cognitivo e psicologico del bambino/ragazzo utile a dare una spiegazione alle sue difficoltà scolastiche. L’obiettivo è misurare le funzioni cognitive (attenzione, memoria, capacità di ragionamento, linguaggio) e di esplorare gli aspetti emotivi, relazionali e motivazionali che possono influire sulla prestazione scolastica, mediante la somministrazione di test cognitivi e psicologici. Verranno ricercati in ugual modo punti di debolezza e punti di forza, fondamentali per permettere allo studente di compensare le difficoltà. Parallelamente alla valutazione cognitiva e psicologica, va effettuata una valutazione delle abilità scolastiche (lettura, scrittura e calcolo) da parte di un logopedista.

    Quando possono essere diagnosticati i disturbi dell’apprendimento?

    La diagnosi di DSA può essere formulata solo dopo la fine del secondo anno della scuola primaria, quindi successivamente ad un periodo di inserimento nel percorso scolastico. Infatti, è possibile riconoscere la presenza di un disturbo dell’apprendimento solo quando il bambino, cominciando il primo ciclo di studi, viene esposto all’insegnamento sistematico della lettura, della scrittura e del calcolo. Una diagnosi effettuata precedentemente, considerate l’età evolutiva e le difficoltà di inserimento nella scuola primaria, potrebbe rivelarsi imprecisa o errata.
    Nel caso di un disturbo evolutivo specifico, sia questo un DSA o un’altra difficoltà, la scuola in collaborazione con la famiglia crea un Piano Didattico Personalizzato, meglio noto con l’acronimo PDP, per elaborare un percorso individualizzato al fine di realizzare pienamente le potenzialità dello studente.

    Disturbo di apprendimento cura

    Una volta che è stata emessa la diagnosi di DSA, di fronte a questi disturbi non si può intervenire unicamente sulla patologia in quanto non esiste un organo malato; l’intervento deve mirare a una persona nella sua totalità, cioè su un bambino che è necessariamente inserito in una rete sociale, costituita principalmente dalla scuola e dalla famiglia. È importante attuare un intervento integrato, cioè una presa in carico dell’alunno che ha un duplice obiettivo:

    • da un lato condurre a un miglioramento del benessere del bambino da un punto di vista scolastico e personale,
    • dall’altro aiutare la scuola e la famiglia ad imparare a gestire le difficoltà del bambino in autonomia, evitando di sottoporlo ad eccessive terapie.

    Chi cura i disturbi dell’apprendimento?

    Intorno alla problematica dell’apprendimento, quindi, deve costruirsi una rete, il cui centro è il bambino affetto da DSA, costituita da tre poli: la famiglia, la scuola e i servizi specialistici.

    Tra bambino, famiglia, scuola e servizi si deve instaurare un’alleanza di lavoro al fine di condividere obiettivi e metodologie. Spesso raggiungere tale alleanza risulta difficoltoso: può capitare che i genitori non accettino la segnalazione degli insegnanti e quindi non essere d’accordo con la valutazione diagnostica, così come i docenti possono considerare l’intervento clinico come frutto di un’eccessiva ansia da parte della famiglia.

    I genitori devono comprendere il problema, accettare la diagnosi e le difficoltà del figlio (passaggio non sempre facile) e imparare a gestirle in modo autonomo nelle varie situazioni quotidiane. Esistono anche terapie specifiche a sostegno alla genitorialità, spesso coinvolti in prima persona in termini di tempo ed energie, al fine di accompagnarli in una gestione del problema il più serena possibile.

    Gli insegnanti devono avere le competenze adeguate per affrontarlo e per mettere in atto, nel miglior modo possibile, le indicazioni fornite dalla normativa di riferimento sull’utilizzo di strumenti compensativi e dispensativi.

    Il clinico deve fornire alla famiglia e alla scuola il supporto e gli adeguati strumenti e rimanere disponibile nei momenti critici di passaggi evolutivi (ad esempio nel passaggio da una scuola all’altra).

    Come si cura il disturbo dell’apprendimento?

    L’intervento di presa in carico dell’alunno con difficoltà scolastiche secondo un’ottica di rete avviene quindi su tre livelli:

    • Il lavoro con il bambino, attraverso un intervento di tutoring della didattica mirato ad aiutarlo a conoscere i suoi punti di forza e quelli di debolezza e di imparare ad essere autonomo nel metodo di studio e nell’utilizzo di eventuali strumenti compensativi. Con il bambino è importante attuare anche un intervento di sostegno psicologico per sostenere gli aspetti emotivi e legati all’autostima e alla percezione della propria autoefficacia che possono essere messi in discussione quando sono presenti questi disturbi.
    • La mediazione con la scuola, attraverso incontri e colloqui con gli insegnanti.
    • La consulenza ai genitori, attraverso interventi di sostegno alla genitorialità, dove i genitori, spesso coinvolti in prima persona in termini di tempo ed energie nella gestione di un figlio con difficoltà, possono essere accompagnati in una gestione del problema il più serena possibile.

    Solo attraverso la collaborazione reciproca delle diverse componenti è possibile garantire il benessere del bambino e di coloro che fanno parte dei suoi contesti vita.

    Aspetti legali dei DSA

    Il bambino con DSA a scuola, come previsto dal DM 5669 del 12 luglio 2011, ha diritto a una riduzione legale del carico di lavoro, vale a dire che deve fare meno compiti, sia in classe sia a casa. Questo perché il bambino affetto da questo disturbo farà più fatica rispetto ai suoi compagni a eseguire lo stesso esercizio e perché, nel suo tempo libero, sarà spesso occupato a seguire con costanza una terapia di potenziamento delle proprie abilità.

    Anche i genitori dei bambini affetti da disturbo specifico dell’apprendimento certificato hanno diritto, attraverso i CCNL dei propri contratti di lavoro e con la garanzia della Legge n.170 del 2010, a usufruire di orari di lavoro flessibili fino al termine del primo ciclo d’istruzione (scuola secondaria di primo grado), quando vi sia necessità di assistenza nelle attività scolastiche o per accompagnare i figli a visite specialistiche.

    Le sedute sono naturalmente deducibili come spesa sanitaria, così come è possibile ottenere agevolazioni su tutte quelle spese che riguardino il miglioramento della qualità di vita del bambino, come l’acquisto di sussidi informatici.

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