Sindrome della capanna. Cos’è e come affrontarla

In questi giorni si sente molto parlare di “sindrome della capanna” o “sindrome del prigioniero” per riferirsi alla paura che molte persone stanno affrontando al pensiero di tornare alla vita di tutti i giorni dopo il lungo periodo di quarantena. La sindrome della capanna non viene considerata un disturbo mentale! Si tratta di una reazione emotiva, comune e legittima, dopo una situazione di forte stress come quello che tutti abbiamo vissuto e stiamo vivendo a causa dell’emergenza sanitaria.

Psicologa e Psicoterapeuta Stefania PuchettiPsicologa e Psicoterapeuta Stefania Puchetti 10 Marzo 2021
Sindrome della capanna

Le origini della sindrome della capanna

La Sindrome della capanna, o sindrome del prigioniero, sembra risalire al 1900, epoca della corsa all’oro negli Stati Uniti durante la quale i cercatori erano costretti a passare mesi interi all’interno di una capanna. Dovendo concentrare la loro attività in determinati periodi dell’anno, vivevano uno stato di isolamento seguito da sentimenti di paura, rifiuto di tornare alla civiltà, sfiducia nei confronti del prossimo, stress e ansia.

Co’è la sindrome della capanna?

La sindrome della capanna è la paura che possiamo avere nell’uscire di casa. Se qualcuno ci avesse detto mesi fa che avremo avuto paura di uscire di casa non ci avremmo creduto vero? Eppure se la maggior parte di noi è felice di ricominciare ad uscire di casa, c’è anche chi non ne ha nessuna voglia. Sembra che a soffrire di questa sindrome sia soprattutto chi ha gestito bene il periodo di isolamento, ma non solo: anche chi all’inizio ha fatto fatica può aver difficoltà a ritornare alla vita di prima.
Fondamentale è essere consapevoli che ci troviamo a dover ripartire da una situazione che ha modificato il nostro modo di vivere e relazionarci e ad affrontare una quotidianità completamente nuova. Come abbiamo affrontato e come affronteremo le settimane che ci aspettano dipende dal nostro stato d’animo e dal modo in cui riusciamo a gestire le nostre emozioni, diverse e a volte contrastanti. Quello che non conosciamo, il cambiamento, crea dentro di noi un misto di curiosità, ansia e a volte paura: un’emozione fisiologica perché ci permette di agire. Se la paura però diventa troppa, il rischio è quello di bloccarsi e paralizzarsi.

Non è facile per nessuno dover di nuovo modificare la routine a cui ci eravamo abituati!

Quali sono i sintomi della sindrome del prigioniero?

I sintomi più comuni attraverso cui si manifesta sono:

  1. Sentirsi stanchi e avere necessità di riposare spesso con lunghi pisolini, avere difficoltà ad alzarsi al mattino, percepire malessere fisico, con la sensazione di braccia e gambe intorpidite.
  2. Sintomi cognitivi come difficoltà di concentrazione e scarsa memoria.
  3. Mancanza di motivazione e apatia, caratterizzata dall’assenza di reazioni emotive di fronte agli eventi della vita e da una riduzione evidente di qualsiasi tipo di interesse.
  4. Provare emozioni di tristezza, paura, angoscia, frustrazione, episodi di irritabilità.
  5. Paura di uscire, che spesso viene camuffata: chi soffre di questa sindrome si limita a esprimere poca voglia di uscire perché sta bene in casa, dove c’è tutto quello di cui ha bisogno.
  6. Un primo motivo d’ansia riguarda il fatto che il Covid-19 non è scomparso del tutto e il rischio di contagio è ancora presente. È comprensibile avere timore che noi e i nostri cari possano ammalarsi e quindi provare angoscia per il futuro. Di fronte a queste paure le nostre case si sono trasformate da prigioni a capanne, posti sicuri, rifugi: luoghi che ci hanno protetti dal virus, ci hanno fatto sentire sicuri di fronte all’insicurezza del mondo esterno e dove abbiamo avuto la possibilità di rallentare i nostri ritmi e dedicare del tempo a noi stessi e al nostro benessere. Un altro motivo d’ansia, inoltre, è legato ai cambiamenti nel mondo che ci circonda: le strade, i negozi e la gente sono diversi, bisogna fare attenzione alle distanze e utilizzare le mascherine.

    Come affrontare la sindrome della capanna

    Con il passare del tempo, il normalizzarsi della situazione esterna e l’adattamento ad una nuova condizione, la sindrome della capanna dovrebbe sparire o diminuire. Tuttavia, rimanere chiusi in casa potrebbe ingigantire le nostre paure e portarci a problemi peggiori in seguito! Ecco quindi qualche strategie per affrontare questa situazione:

    1. Cercare di avere dei pensieri positivi, senza ingigantire le nostre paure. Impariamo a differenziare la possibilità che succeda una disgrazia dalla certezza che questa accada realmente. Questo non vuol dire essere irresponsabili e minimizzare la situazione, ma capire che possiamo proteggerci rispettando le precauzioni e adottando certi comportamenti volti a favorire la protezione e sfavorire la diffusione del virus.
    2. Affrontare il mondo esterno a piccole dosi: per esempio il primo giorno proviamo solo a varcare il portone di casa e poi ritornare, il secondo giorno proviamo ad andare un po’ più lontani, magari con un obiettivo che ci distragga un po’ dalla paura, tipo buttare la spazzatura. Ogni giorno un po’ più lontano, per normalizzare quello che sta succedendo.
    3. Stabilire una nuova routine: così come abbiamo avuto bisogno di tempo per abituarci alla quarantena, ora dobbiamo darci il tempo di riadattarci ad una nuova quotidianità. Bisogna evitare di riposare a lungo, cercare di dedicarsi ad attività diverse nella giornata e quando ci si sente pronti stabilire una fascia oraria in cui uscire di casa, per trasformarlo in un appuntamento quotidiano.
    4. Ascoltare le proprie emozioni: se la paura diventa ingestibile e impossibile da controllare è importante esserne consapevoli e riconoscere di avere bisogno di aiuto. In questo caso, confrontarsi con uno psicologo, con qualcuno di competente che possa dare conforto e fornire il sostegno necessario può essere importante per fare fronte a questa condizione. Non c’è niente di male o di sbagliato a chiedere aiuto!

    Non esiste una cura miracolosa, né rimedi ben precisi. Le sensazioni provate sono comprensibili, ciò che è davvero importante è darsi tempo e rispettare il tempo degli altri!

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