Disturbo borderline della personalità

Il disturbo borderline della personalità (DBP) è un disturbo di personalità caratterizzato da una marcata impulsività e difficoltà ad organizzare in modo coerente i propri pensieri, che porta ad una instabilità dell’immagine di sè, dell’umore e delle relazioni interpersonali. Per questi motivi le persone che soffrono di disturbo borderline di personalità, anche se dotate di molte risorse personali e sociali, faticano e hanno difficoltà nel realizzare i propri obiettivi. Quindi, come si manifesta il disturbo borderline di personalità? Vediamolo insieme.

Psicologa e Psicoterapeuta Ribaldone AlicePsicologa e Psicoterapeuta Ribaldone Alice 20 Settembre 2021
disturbo borderline della personalità

Sintomi del disturbo borderline di personalità

Il disturbo borderline di personalità si manifesta attraverso un insieme di sintomi legati all’instabilità della regolazione emotiva e relazionale, di cui abbiamo parlato prima.
In linea generale, le persone borderline sperimentano sentimenti cronici di vuoto, impulsività, rabbia immotivata e comportamenti al limite come grandi spese, relazioni sessuali promiscue, guida spericolata, abbuffate, uso di alcol e sostanze.
Naturalmente la sintomatologia e la sua intensità sono soggettive e cambiano da persona a persona.

I sintomi borderline che può manifestare una persona che manifesta un profilo borderline sono:

  • Marcata instabilità emotiva: queste persone possono vivere momenti di tranquillità e rapidamente sentire una forte tristezza, rabbia o senso di colpa. A volte vivono un forte caos emotivo dato dal vivere emozioni contrastanti nello stesso momento. Regolare i propri stati emotivi risulta essere difficile e spesso agiscono impulsivamente, senza riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni.
  • Personalità profondamente scissa: non sono in grado di cogliere la contraddizione e l’ambivalenza, sono quindi abituati a vedere tutto “bianco o nero” , “buono o cattivo”, senza contemplare sfumature. Allo stesso tempo però sono contraddittori nelle loro stesse modalità di comunicazione o di comportamento: ad esempio, è possibile che all’interno di una stessa conversazione la persona DBP ringrazi il suo interlocutore per la piacevole serata trascorsa insieme e poco dopo adotti una comunicazione del tutto opposta; inoltre, se l’altro sottolinea la sua contraddizione può addirittura negare di aver detto o fatto qualcosa di natura ambivalente.
  • Sentimenti di abbandono: manifestano un’incapacità di restare soli e un estremo bisogno di avere una persona con loro. La percezione della separazione/perdita e del rifiuto possono portare ad alterazioni anche profonde dell’immagine di sé, dell’umore, dei processi cognitivi e del comportamento.
  • Idealizzazione: queste persone tendono ad idealizzare gli altri e rapidamente a svalutarli, sentendo che l’altro in questione non si occupa abbastanza di loro o non è abbastanza “presente”. Le relazioni che intraprendono sono turbolente, intense e caotiche, non esistono le vie di mezzo.
  • Atti di autolesionismo o tentativi ripetuti di suicidio: possono mettere in atto comportamenti, gesti o minacce, di tipo suicidario o comportamenti autolesivi (tagli, bruciature di sigaretta sulla pelle), possono avere un pattern di boicottaggio di se stessi nel momento in cui l’obiettivo è sul punto di essere realizzato (ad esempio ritirarsi da scuola quando sono a un passo dal diploma). Sono comuni agli individui con disturbo borderline le interruzioni di percorso di vita (ritiro da scuola, licenziamento, divorzi).
  • Funzionamento cognitivo rigido: queste persone risultano spesso limitate nella loro capacità di funzionamento del quotidiano, per cui se ad esempio sono stati maltrattati da una persona considerata buona, non riescono facilmente a cambiare la loro idea al riguardo rischiando di perpetuare i maltrattamenti.
  • Sintomi simil psicotici: alcune persone possono manifestare sintomi simil psicotici (es allucinazioni) durante periodi di forte stress.

La persona DBP, data la presenza di questi vissuti, presenti nell’insieme o in una parte, tende a percepirsi come inadeguata e fragile.
Inoltre, anche se è stata riscontrata una grande variabilità rispetto all’esordio del disturbo borderline, nella maggioranza dei casi è nella prima età adulta che si manifesta l’instabilità emotiva, con episodi anche gravi di discontrollo delle emozioni e degli impulsi e frequente uso di servizi sanitari e mentali.

Sintomi nascosti del disturbo bordeline della personalità

Può succedere che i sintomi del disturbo borderline di personalità non siano così evidenti. Alcune persone riescono a compensare questo disturbo apparendo in equilibrio, anche se in realtà la situazione è molto diversa.
Quando non sono presenti i sintomi tipici del DBP si parla di Disturbo Borderline di Personalità ad Alto Funzionamento.
Si tratta di persone che appaiono tranquille, sicure di sé e in equilibrio, molto competenti nel lavoro, volute e ricercate nelle amicizie. Nella realtà sotto la superficie è presente un grande senso di solitudine, vergogna, autocritica e bassa autostima. Sono persone che possono soffrire di ansia sociale, provare una rabbia profonda verso gli altri (e il mondo intero), un odio verso se stesse e depressione cronica. Sono persone che possono sentire un grande vuoto dentro di sé, che spesso rischia di essere riempito con tante, troppe cose. Si può sviluppare una dipendenza da sostanze o da comportamenti disfunzionali per spegnere le sensazioni spiacevoli e dolorose. Ad esempio può instaurarsi un’alimentazione compulsiva o l’abuso di alcol.
Il DBP ad alto funzionamento è una lotta continua tra due parti:

  • in profondità, una parte profonda, fragile e ferita che si è imparato a tenere ben nascosta fingendo che non esista.
  • in superficie, una parte forte e sicura di sé, delle proprie scelte e della propria vita, ma che in realtà è alla continua ricerca di qualcosa di meglio.

La divisione in due parti fa in modo che tutto sia costruito in modo polarizzato: alla parte fragile viene data la colpa di tutte le ferite, le angosce, la rabbia e la solitudine mentre quella forte resta impassibile e in equilibrio. Inoltre, spesso gli altri non si accorgono delle fragilità e della fatica di mostrarsi forte e impassibile.
Questa situazione resta in equilibrio fino al momento in cui non succede qualcosa, una crisi, un cambiamento, che porta a far crollare le difese e a mostrare in modo chiaro la parte fragile e ferita. È il primo passo per iniziare a guarire.

Possibili cause del disturbo borderline

Le possibili cause della sindrome borderline di personalità sono legate alla presenza di un ambiente invalidante e a fattori genetico-temperamentali che predisporrebbero la persona allo sviluppo della disregolazione emotiva.
Diversi fattori possono portare al rischio di sviluppare la personalità borderline; essi sono:

  • Predisposizioni genetiche
  • Fattori psicologici come traumi, trascuratezza genitoriale; per questo motivo sembrerebbe che il DBP coinvolga maggiormente il genere femminile, dal momento che le donne sono maggiormente predisposte a esperire abusi e maltrattamenti nel corso della loro vita. Inoltre, se gli abusi subiti non vengono adeguatamente elaborati e superati possono portare ad atti di autolesionismo o tentativi di suicidio, due condizioni che rientrano frequentemente nella sintomatologia dell’organizzazione borderline di personalità.
  • Fattori sociali, come vivere, crescere e rimanere in ambienti poco stimolanti e sfavorevoli; i pazienti borderline, infatti, sono spesso stati dei bambini che hanno vissuto in ambienti invalidanti dove le loro emozioni, vissuti, pensieri e sofferenze sono stati ignorati, negati o banalizzati. Queste esperienze potrebbero comportare l’incapacità di regolare le emozioni e gli impulsi rendendo il loro stile di comportamento inadeguato a persone e situazioni.

La famiglia sembrerebbe quindi avere un ruolo nell’origine del disturbo borderline della personalità, dal momento che le difficoltà relazionali e di regolazione delle emozioni possono generarsi già da bambini all’interno del nucleo familiare.
Le famiglie dei pazienti con sindrome borderline, infatti, nella letteratura clinica vengono generalmente classificate come caotiche, perfette o tipiche:

  • Famiglia caotica: è una famiglia nella quale uno o entrambi i genitori (che potrebbero a loro volta soffrire di DBP) fanno abuso di alcol o sostanze e sono solitamente assenti, maltrattanti o addirittura abusanti per i figli.
  • Famiglia perfetta: è una famiglia senza problemi apparenti, ma è possibile che i genitori non tollerino che il figlio esprima apertamente le proprie emozioni.
  • Famiglia tipica: è una famiglia tipica della cultura occidentale nella quale ogni forma di dipendenza è vissuta negativamente e vengono posti confini tra sé e l’altro; anche in questa famiglia, come nella famiglia perfetta, è estremamente importante riuscire a gestire e controllare sempre in modo adeguato le proprie espressioni emotive.

Inoltre, il soggetto borderline tende a ricadere costantemente nel meccanismo della coazione a ripetere, ovvero mantiene delle modalità di relazione e di comportamento che la riportano verso la sofferenza; ad esempio, se una ragazza abusata da bambina sviluppa un disturbo borderline di personalità tenderà nel corso della sua vita a ricercare uomini abusanti in ambienti altrettanto maladattivi rischiando di non uscire mai dalla propria condizione.

Cura del disturbo borderline

La cura del disturbo borderline di personalità comprende diverse tipologie di trattamento, tuttavia il trattamento più efficace per la cura di questo disturbo è la psicoterapia individuale, eventualmente affiancata dalla farmacoterapia.
Attualmente risultano maggiormente efficaci i trattamenti che includono terapie diverse e intensive, tra le quali alcune sono:

  • La terapia dialettico-comportamentale (DBT) di Marsha Linehan.
    Si tratta di un trattamento ad orientamento cognitivo-comportamentale che prevede sia il trattamento individuale, nel quale si lavora sui vissuti del paziente, sia il trattamento di gruppo, nel quale vengono insegnate specifiche abilità (ad esempio, abilità di regolazione emotiva, abilità di mindfulness) per favorire una gestione più efficace di situazioni problematiche e di stati di sofferenza.
  • La schema-focused therapy (SFT) di Jeffrey Young.
    Si tratta di un trattamento che integra l’approccio cognitivo-comportamentale con approcci basati sulle relazioni oggettuali e sulla Gestalt.
    Secondo quest’approccio, la sofferenza del paziente borderline deriva da schemi mentali disadattivi precoci e da strategie per gestire e superare le difficoltà che darebbero origine ad altri specifici schemi.
  • Il trattamento basato sulla mentalizzazione di Bateman e Fonagy.
    Si tratta di un trattamento di origine psicodinamica, applicato finora solo su pazienti in strutture di semiricovero (day hospital). Secondo quest’approccio, la difficoltà principale di chi soffre di disturbo borderline è quella di mentalizzazione, che consiste nella capacità di rappresentarsi gli stati mentali propri e altrui, di spiegarsi il comportamento e di prevederlo. Questa terapia, dunque, è volta all’incremento della capacità di mentalizzazione dei pazienti.
  • La terapia cognitivo-analitica di Ryle.
    Si tratta di un trattamento che integra l’orientamento cognitivo con quello psicoanalitico. Questa terapia si basa sulla ricostruzione e sul padroneggiamento delle immagini di sé e dell’altro e delle loro transizioni.
  • La terapia metacognitiva interpersonale (TMI).
    Si tratta di un trattamento che lavora sulle disfunzioni metacognitive che includono, oltre alla disregolazione emotiva, il deficit d’integrazione e il deficit di differenziazione nel paziente DBP.

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