Psicologia inversa: cos’è e quando usarla

Nella vita ti è mai capitato di portare una persona a fare qualcosa che desideravi, semplicemente agendo o affermando il contrario? Oppure di fare qualcosa di diverso rispetto a quello che altre persone ti hanno chiesto ottenendo comunque il loro consenso? In queste situazioni hai usato la psicologia inversa.

Psicologa e Psicoterapeuta Ribaldone AlicePsicologa e Psicoterapeuta Ribaldone Alice 22 Marzo 2021
psicologia inversa

Cos’è la psicologia inversa?

La psicologia inversa, o contraria, è un meccanismo psicologico attraverso il quale si induce nell’altro un atteggiamento opposto a quello che stiamo comunicando o che stiamo mettendo in atto. Significa condurre qualcun altro a fare qualcosa di diverso e contrario a ciò che lui desidera realmente, ma che in realtà rispecchia un nostro desiderio. L’altra persona avrà, invece, la sensazione di aver scelto in piena autonomia. È una tecnica che ha le caratteristiche della manipolazione, ma che spesso viene utilizzata a buon fine senza cattive intenzioni.

Esempi di psicologia inversa

La psicologia contraria viene usata in diversi contesti quando si vuole ottenere un comportamento diverso da quello osservato nell’altro.
Un ambito di utilizzo è nel campo dell’educazione. Quando si vuole insegnare qualcosa o attivare un comportamento più funzionale ad un bambino o un ragazzo, come far mettere a posto la propria camera, mangiare un cibo nuovo, ecc. capita di ricorrere alla psicologia inversa. Ad esempio, la psicologia inversa è utilizzata dai genitori per rendere alcune cose più attrattive ed interessanti per i bambini, come banalmente gli spinaci raccontando loro che servono a renderci forti come “braccio di ferro”.
Un altro ambito di utilizzo di questa tecnica è quello relazionale, in cui si attivano nell’altro comportamenti opposti a quello desiderato per condurlo a fare ciò che in realtà si desidera. È un modo per giocare con la psiche umana. Infatti, la psicologia inversa tra adulti si usa nelle relazioni amicali o sentimentali, ma anche nelle realtà lavorative, dove il comportamento desiderato è ottenuto non solo rendendolo accattivante ma soprattutto puntando sulla perdita del valore che si avrebbe se non ci comporta in tal modo. La percezione di perdere il valore di qualcosa è una forte spinta all’azione, dando la sensazione di scegliere autonomamente, anche se di fatto si viene guidati da un meccanismo di psicologia inversa.
Ad esempio, un’azienda al fine di ottenere l’iscrizione dei dipendenti ad un corso di formazione fuori orario di lavoro (al quale si può ipotizzare non siano inclini a partecipare) potrebbe annunciare che il corso sarà a numero chiuso, anche se magari non è vero. Con questa strategia si aumenta il valore dato a quel corso e si sottolinea che sia una occasione importante da non perdere: il rischio di perdere qualcosa di valore può funzionare da spinta per iscriversi.

La psicologia inversa nell’educazione

Perché la psicologia inversa è così usata nell’educazione?
Il principio alla base della psicologia inversa è ciò che in psicologia è definita reattanza, cioè la tendenza umana a reagire in modo opposto a quanto richiesto da altri o dal contesto (1976, Pennebaker e Sanders). I divieti e gli obblighi limitano e minano l’autonomia di scelta e di libertà, per questo è forte la tentazione per le persone di fare qualcosa che sia vietato nel tentativo di riaffermare la propria libertà d’azione (il libero arbitrio).
Questo comportamento lo si vede spesso nei bambini e negli adolescenti, che tendono a disobbedire a un ordine o una regola, mettendo in atto comportamenti opposti a quelli richiesti dai genitori, poiché sentono in qualche modo minacciata la propria libertà. Più si chiede ad un bambino o un ragazzo di fare qualcosa, più si ottiene l’effetto contrario. Questo perché i bambini e i ragazzi rispondono spesso con la reattanza.
Ecco perché spesso i genitori tendono ad attuare la strategia della psicologia contraria con i propri figli, chiedendo loro l’opposto di quello che vorrebbero facessero: in questo modo cercano di portarli verso comportamenti e condotte ritenute più adeguate e funzionali.
Attenzione: non è detto che questa tecnica funzioni sempre! Involontariamente si può ottenere l’effetto contrario, cioè sostenere il comportamento indesiderato.
Per intervenire in modo efficace nell’educazione, resta fondamentale rendere accattivante ciò che si vuole ottenere, oltre a spiegare i motivi e il senso per cui è giusto comportarsi in quel modo.
L’uso della psicologia inversa nel campo dell’educazione può sembrare controverso perché, come abbiamo detto, si tratta di un processo psicologico manipolatorio. Sul piano educativo il risvolto negativo dell’uso della psicologia contraria è il rischio di minare l’autorità dei genitori perché si permette al bambino di fare l’opposto di ciò che gli si sta chiedendo. Inoltre, con i bambini (e la stessa cosa vale anche per gli adulti) la comunicazione sincera e chiara, non impositiva o contraria, funziona meglio della psicologia inversa.

I bambini imparano se si parla insieme a loro e se vengono loro spiegate le cose e i motivi per cui bisogna comportarsi in un modo piuttosto che in un altro.

La psicologia inversa in amore

La psicologia inversa può essere utilizzata anche in amore: funziona se non usata come abitudine, se no potrebbe avere dei risvolti pericolosi.
In amore la psicologia inversa può essere utilizzata come arma di seduzione per conquistare (o riconquistare) qualcuno o per ravvivare la relazione in un momento di crisi di coppia .
Ricordati che la cosa importante è ciò che sente e prova il tuo partner, nessun comportamento o pensiero va imposto all’altro! L’aspetto che non deve mancare nella relazione di coppia è l’amore, il sentimento.

Psicologia inversa: come usarla in amore

Partiamo dall’uso della psicologia contraria per conquistare l’altra persona. Nel gioco della seduzione la psicologia inversa può avere infatti il suo ruolo.
Per sedurre ed attrarre un uomo o una donna è necessario manifestare interessare all’altra persona e fare in modo che si interessi a noi. Inoltre, è fondamentale rendere attraente il contesto relazionale. Un primo trucco è mostrarsi sicuri di sé: la fiducia in se stessi è un’arma molte potente nel gioco di seduzione. Inoltre, è utile riuscire a bilanciare l’interesse con un pizzico di indifferenza verso l’altro. Infatti, mostrarsi troppo presto molto interessati può peggiore la situazione e far fuggire l’altra persona: per avere successo nella conquista bisogna saper giocare bene le proprie carte!
Il gioco della seduzione può essere usato anche per ravvivare una relazione di coppia che per qualche motivo è diventata più fredda e si sta spegnendo. Anche in un rapporto di coppia stabile, infatti, deve essere presente un gioco di seduzione, perché ogni partner dovrebbe riconquistarsi a vicenda ogni giorno nella quotidianità, anche dopo tanti anni di convivenza o matrimonio.
In realtà, spesso capita che una coppia si trovi in un momento di stallo: questo accade perché in una relazione duratura si può arrivare a conoscere così bene l’altra persona a tal punto che questa conoscenza, e di conseguenza l’amore, si trasforma in routine. E spesso la routine spaventa e immobilizza. Questa situazione di stallo porta la coppia a diventare quasi indifferenti l’uno all’altro. L’indifferenza è proprio l’opposto dell’amore ed è uno dei principali problemi delle relazioni sentimentali nella quotidianità. In questo la psicologia inversa può essere uno strumento utile per rendere migliore la relazione di coppia e per aiutare i partner a superare questo momento di difficoltà in quanto permette di imparare nuovamente a sorprendere l’altro, dandogli quello che non si aspetta: in questo modo una donna può attirare di nuovo l’attenzione del suo uomo, e viceversa, e i partner possono riconquistare l’interesse reciproco.
Non serve pensare a gesti e comportamenti eclatanti, possono essere sufficienti pochi cambiamenti nella quotidianità: non tempestare l’altro di telefonate, lasciare che sia lui o lei a cercarci, non vietare al partner di fare qualcosa per lui importante ma provare a spiegare il nostro punto di vista. Altre strategie sono iniziare a non dare nulla per scontato del partner e della relazione o fare qualcosa di inaspettato e nuovo che non si era mai fatto prima, come ad esempio proporre di iniziare un’attività sportiva o ricreativa insieme. Anche imparare a dire di no alle richieste dell’altro, non essere accondiscendenti, fare dei movimenti di allontanamento, prendersi del tempo per se stessi e per le proprie passioni, possono essere strategie per suscitare la curiosità e l’interesse nei propri confronti, riaccendere il desiderio e portare l’altra persona a pensare a cosa realmente è importante per lei.
Anche tra adulti, come con i bambini, bisogna fare attenzione all’uso di queste tecniche, in particolare non bisogna abusarne. Va bene attirare l’attenzione dell’altro, ma questo non significa invadere la sua sfera decisionale. Si tratta sempre di una sorta di manipolazione nei confronti dell’altra persona. In particolare in amore, la psicologia inversa va utilizzata solo in alcune occasioni per riaccendere una relazione o sedurre l’altro, ma non deve essere il fondamento del rapporto.

La base di ogni relazione si fonda sempre sull’amore, il rispetto, la comunicazione e il dialogo.

È giusto usare la psicologia inversa?

In certi contesti come l’educazione e l’amore è davvero giusto utilizzare la psicologia inversa?
Quando si usa la psicologia inversa è importante chiedersi il motivo che spinge ad utilizzarla, quali sono gli obiettivi che si vogliono raggiungere e se sia il contesto e la relazione adeguata al suo uso. Se la psicologia contraria è adottata per far mangiare le verdure ai bambini può andare bene, se invece è usata per raggiungere il successo sul lavoro o in una relazione d’amore, per ingannare il capo, i dipendenti o il partner non è la strategia relazionale più corretta ed efficace.
I rischi e gli effetti dell’abuso della psicologia inversa sulla persona a cui viene rivolta possono essere la diminuzione della fiducia e della sicurezza in sé, la perdita di autostima e del senso di autonomia nelle proprie decisioni. Inoltre, nella fase della costruzione dell’identità in adolescenza o nel caso di persone con un forte bisogno di auto-affermazione (situazioni in cui è molto probabile che funzionino le tecniche di psicologia inversa) il risvolto della medaglia è il rischio di influire negativamente sullo sviluppo del senso di responsabilità dell’altra persona e della sua capacità di comprendere cosa sia giusto e corretto e cosa no.

La psicologia inversa può quindi essere utile in alcuni contesti ed occasioni per mostrare il valore e l’importanza di alcuni comportamenti che non si vogliono mettere in atto, ma resta una tecnica psicologica manipolatoria che utilizza le debolezze altrui per ottenere qualcosa che si desidera.

Va bene usare la psicologia inversa a patto che sia un’eccezione e non la regola: è sempre meglio utilizzare forme di comunicazione, non tentativi di manipolazione.

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